Dichiaro la pena capitale per il Partito Socialista Italiano (PSI) in quanto, oltre ad essere completamente assente dalla odierna scena socio-politica, si è indebitamente appropriato del termine "socialista", colpevole quindi di utilizzare una denominazione ingannevole, oppure, inconsapevolmente, colpevole di aver sbagliato l'ideologia da perseguire.
Che un economista indipendente come me ritenga i partiti politici, da destra a sinistra, in gran parte collusi con l'oligarchia bancaria e, quindi, non degni nemmeno di sprecare tempo a descriverli, è cosa risaputa. Ma vorrei soffermarmi oggi sull'utilizzo della parola "socialismo", inclusa nel moderno "Partito socialista italiano", quello "nuovo" fondato nel 2007 per intenderci.
Come si legge da wikipedia "Il Partito Socialista Italiano (PSI) è un partito politico italiano di ispirazione socialdemocratica, che si colloca nella sinistra riformista. Dopo un'alleanza col Partito Democratico, nell'Unione di centro-sinistra, e una con la coalizione di sinistra laica e alternativa Sinistra e Libertà, dal 2010 non aderisce a nessuna coalizione e dal 4 novembre 2011, con l'adesione al partito del senatore Carlo Vizzini, ha il suo rappresentante in Parlamento.". In realtà per le prossime elezioni politiche 2013, pur di ottenere qualche poltrona in Parlamento, quasi sicuramente si alleeranno col PD di Bersani e col Sel di Vendola, come già auspicato dallo stesso segretario nazionale del PSI, Riccardo Nencini.
Ma a parte strategie di "sopravvivenza parlamentare" che poco mi interessano, e delle quali lascio interessarsi i giullari politici e mediatici di regime, ritengo sia necessario richiamare l'importanza sull'uso dei termini.
Il socialismo dovrebbe rappresentare quella ideologia basata sull'uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico e sociale, oltre che giuridico.
