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giovedì 8 maggio 2014

LO SPETTRO DELLA DEFLAZIONE CHE NESSUNO VUOLE NOMINARE



Draghi continua a definirla "bassa inflazione" (o disinflazione), io preferirei chiamarla "deflazione". La deflazione esprime correttamente ciò che stiamo vivendo, in quanto essa deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende. Come spiegava Keynes, in tempi di crisi il risparmio è distruttivo perché se tutti risparmiano la domanda aggregata diminuisce e con essa diminuisce la ricchezza in quanto diminuiscono produzione e occupazione.
Non è un caso che oggi registriamo un calo della produzione e livelli record di disoccupazione. Di norma le crisi producono deflazione quando le banche vengono coinvolte. 
È questo il caso della crisi del ’29 o di quella giapponese degli anni ’90. 
L'anno 2014 segnerà la deflazione per: ITALIA, PAESI BASSI, SPAGNA. Le ricette di Draghi saranno o quelle di ridurre ulteriormente il TUR (oggi lasciati invariati allo 0,25%) oppure ricorrere alle solite iniezioni di liquidità (stile LTRO).
Esistono crisi economiche senza complicazioni finanziarie, ma non esistono crisi finanziarie senza complicazioni economiche reali.

Salvatore Tamburro


lunedì 16 dicembre 2013

Draghi: «Uscire dall'euro? Tesi populista che non sta in piedi» - Risposta dell'economista Salvatore Tamburro


DESTINATARIO:
Egr. Presidente Mario Draghi,
presso Eurotower,
Kaiserstraße 29
DE-60311 - Frankfurt am Main,
Deutschland
office.draghi@ecb.europa.eu

Le affermazioni del presidente della Bce, Mario Draghi, sono tratte da un'intervista al settimanale francese Le Journal du Dimanche, riportate sul Sole24Ore del 15/12/2013

DRAGHI: «La tesi populista che consiste nel pensare che uscendo dall'euro, un'economia nazionale beneficerebbe all'istante di una svalutazione competitiva come ai vecchi tempi non sta in piedi. Noi non ci sostituiremo ai governi; se tutti cercano di svalutare la propria moneta, non se ne avvantaggia nessuno. In conclusione, la strada verso la prosperità passa sempre attraverso le riforme e la ricerca della produttività e dell'innovazione»

TAMBURRO: Egregio presidente della BCE, mi permetta di dirle che l'uscita dall'euro che lei descrive come “tesi populista”, dove la parola “populista” assume perlopiù un'accezione negativa che diventa sinonimo di "demagogia" è a mio avviso errata, poiché il demagogo fa leva su sentimenti spesso irrazionali, mentre la soluzione ipotizzata di un'uscita dall'euro trova il consenso non solo di centinaia di economisti, ma anche di milioni di cittadini europei dichiaratamente contrari alla permanenza nell'Unione europea.
Inoltre, è contestabile la sua frase in cui afferma “noi non ci sostituiremo ai governi”; mi lasci dire che la Bce si è già sostituita ai governi in maniera più che marcata, dettando forzatamente la sua ingerenza nelle politiche monetarie di ogni singolo Paese membro dell'Ue. Alcuni, ma non tutti, non avranno dimenticato la famosa lettera che la Bce aveva spedito al governo (allora governo Berlusconi-Tremonti) il 4 agosto del 2011 firmato da Lei, Mario Draghi (allora alla presidenza di Bankitalia), e dall'allora governatore della Bce, Jean Claude Trichet, in cui si chiedeva l’anticipazione del pareggio di bilancio al 2013 dal 2014 e l'applicazione di un rigore finanziario mai visto prima. E' noto a tutti come la politica monetaria nazionale debba necessariamente subire il veto di certe organizzazioni sovranazionali (in primis B.C.E. e F.M.I.), tra l'altro (precisazione non di poco conto) non elette democraticamente da alcun cittadino europeo.

giovedì 14 novembre 2013

COLLASSO ITALIA PER DEFLAZIONE. COME SCONFIGGERLA?


Il problema da combattere oggi è la deflazione e non l'inflazione. 

La deflazione si origina da un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali in attesa di ulteriori cali dei prezzi preferiscono attendere e risparmiare, creando una spirale negativa. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi i beni e servizi prodotti, finiscono per collocarli (svenderli) a prezzi inferiori.
Così facendo si riducono i ricavi delle imprese che di conseguenza sono obbligate a ridurre gli investimenti e i costi del lavoro, generando disoccupazione (in Italia la disoccupazione si attesta al 12%, mentre la disoccupazione giovanile balza al nuovo record negativo storico del 39,5%).



Il Paese ha un avanzo primario del 2,5% del PIL e nonostante questo dato che sembra incoraggiante il suo debito continua ad aumentare, passando  dal 120% al 133% del rapporto debito\pil in due anni. Nell'area euro l'Italia è seconda solo alla Grecia in fatto di rapporto debito-Pil. Ad Atene in ottobre era pari al 169,1%. Tra gli altri debiti pubblici più grandi dell'eurozona figurano il Portogallo (131,3%) e l'Irlanda (125,7%).

Ma quale sarebbe la ricetta per contrastare la deflazione?

venerdì 27 settembre 2013

AUMENTO DELL' IVA O ACCISE? CHIAMATEMI IL TENENTE COBRA!


Abbiamo delle "grandi menti" al Tesoro a gestire la nostra economa: secondo questi "tecnici" l'alternativa all'aumento dell'Iva al 22% sarebbe un aumento delle accise sui carburanti. 
In un caso o nell'altro si darebbe una mazzata catastrofica alle tasche dei cittadini. 
In caso di aumento dell'Iva il costo di questa operazione graverà sulle tasche dei consumatori per un importo di circa 1 miliardo di euro per il 2013 e di 4,2 miliardi per il 2014, come stimato dalla CGIA di Mestre.
L’aumento dell’Iva porterebbe ad un aumento dell’inflazione, una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e ulteriore accelerazione del calo della domanda interna. Inoltre, non porterebbe alcun beneficio in termini di gettito fiscale, perché gli effetti negativi sulla domanda si tradurrebbero in minori introiti per lo Stato. I tecnici del Tesoro dovrebbero ricordare bene cosa successe già nel 2011 con l’incremento di un punto dell’aliquota dal 20% al 21%. 
L'altra alternativa sarebbe un aumento della benzina, soluzione infelice visto che porterebbe a rincari sui prezzi dei prodotti trasportati, con ripercussioni sull'inflazione e sui consumi. 
Direi che abbiamo al Tesoro dei "grandi tecnici" dell'economia! 

domenica 14 aprile 2013

I SUICIDI AUMENTANO, MA TRANQUILLI: L'INFLAZIONE E' SOTTO CONTROLLO!



In questa precisa epoca storica ci sarebbe da domandarsi: vale più un'inflazione sotto la soglia del 2% oppure la vita delle persone?
Sembrerebbe che alla nostra classe politica importi più tenere un'inflazione bassa e non fermare il crescente numero di suicidi per insolvenza nel nostro territorio.

INFLAZIONE - A marzo l'inflazione rallenta ancora, con la crescita dei prezzi al consumo ferma all'1,6%, dall'1,9% di febbraio scorso. Secondo l'Istat,  il tasso d'inflazione annuo si è dimezzato nell'arco di sei mesi, scendendo all'1,6% di marzo 2013 dal 3,2% di settembre 2012.

SUICIDI - A suicidarsi sono sempre più imprenditori, specie di piccole e medie aziende, ditte a volte a carattere famigliare. E’ un trend in crescita: 89 in totale nel 2012; nel 2013 stiamo già a 39 casi di suicidio da gennaio a metà marzo.

Inflazione e suicidi per insolvenza sembrano essere due fattori inversamente proporzionali: al diminuire di uno aumenta l'altro.
Perchè ho voluto confrontare la riduzione dell'inflazione con l'aumento di suicidi? 

mercoledì 30 maggio 2012

INFLAZIONE O AUSTERITA'? Come scegliere tra sedia elettrica o ghigliottina.



Mentre la Commissione europea ammonisce Spagna, Francia, Italia, Portogallo e altri "alunni svogliati" di non aver applicato con maggiore determinazione le misure di austerità imposte, intanto Bankitalia afferma che i correntisti italiani stanno spostando grandi somme di denaro dalle banche domestiche verso il Nord Europa con un deflusso di 274 miliardi di euro solo nel mese di marzo, mentre in Spagna la banca commerciale Bankia, già parzialmente nazionalizzata con denaro dei cittadini, è pronta a concedere 14 milioni di dollari ad un ex dirigente.

Le crisi economiche sono un grosso affare per le banche ed una condanna per i cittadini.

Molti dei miei colleghi economisti, seguiti a ruota da quei guitti di politici e giornalisti, si dividono tra coloro che preferiscono l'inflazione e coloro che, invece, propendono per accettare misure di austerity imposte dall'alto.
Entrambe le file ritengo siano etichettabili in due modi: o come ignoranti, intesi non in maniera offensiva ma proprio per definizione (nel senso che ignorano il reale funzionamento del sistema economico), oppure siano collusi all'oligarchia bancaria criminale quanto basti per difendere il "padrone".

sabato 7 gennaio 2012

Eppure potevamo salvarla...


Mentre quel mondialista-burocrate-usuraio di Monti lancia i suoi soliti moniti sulla finta coesione, ossia: "Nessun paese è tanto forte da andare avanti solo", come per dire "guai a voi se un Paese-Pecora si azzardi ad uscire dal gregge!" allo scopo di creare al più presto una dittatura anche sul piano politico oltre che economico, c'è ancora gente che discute su come si sarebbe potuta salvare la Grecia se si fosse agito per tempo e nel mondo giusto.
Stavolta a dirlo è Fabio Pavesi, dalle pagine de "IlSole24Ore" in un articolo "A inizio 2010 la Grecia poteva essere salvata con (solo) 167 miliardi".

Pavesi scrive:
Cento miliardi di euro. Forse qualcosa in più. Erano i soldi che servivano, a inizio 2010, per stoppare sul nascere la spirale perversa della crisi greca.
Un intervento, certo imponente, ma decisivo per evitare l'avvitamento su sè stessa della crisi ellenica e il suo dirompente effetto-contagio sull'intera stabilità dell'area dell'euro.
Da dove spuntano quei 100 miliardi e per fare cosa? Quell'iniezione di denaro in un colpo solo avrebbe riportato il livello del debito greco alla soglia assai meno inquietante del 100% sul Pil. Con altri 23 miliardi si poteva colmare il deficit di bilancio del 2010 di Atene. E con un ulteriore soccorso di 44 miliardi si sarebbe portato il livello del debito sul prodotto interno al livello attuale della Germania, intorno all'80 per cento. Con 167 miliardi si mandavano in soffitta per qualche anno i guai greci. Oggi, due anni dopo, la Grecia viaggia con un debito al 164% del Pil, una recessione profonda e un passivo di bilancio al 9%.

giovedì 7 aprile 2011

E il costo del denaro sale in Eurolandia


Oggi, 7 aprile 2011, il presidente della B.C.E., Trichet, ha ufficilamente variato il tasso di riferimento principale per l'area dell'euro, portandolo dall'1 all'1,25 per cento, come si legge nel comunicato stampa ufficiale .
Credo ci sarà un incremento fino all'1,75% entro la fine del 2011.
Perchè questo aumento e cosa comporta ciò?
Se aumenta il tasso di riferimento significa che aumenta il prezzo del denaro, ossia per entrare in possesso di denaro e quindi ricevere un prestito, bisogna pagare un tasso d'interesse più alto.
Perchè Trichet l'ha fatto?
La ragione "ufficiale" è a detta sua di limitare l'inflazione che in area-euro sta al 2,3% (ricordo che l'inflazione si ha quando avviene un generale aumento continuo dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo che a sua volta genera una diminuzione del potere d'acquisto della moneta).
In realtà, però, Trichet vuole mettere alle corde i governi nel prendere una soluzione al problema dei debiti sovrani e obbligarli a rispettare meglio le "ricette economiche" elargite da BCE & company e sfruttare meglio il suo potere di controllore e modificatore del tasso di riferimento.
L'annuncio del rialzo dei tassi (già da tempo previsto) ha portato però ad aggravare la crisi dei debiti sovrani in Grecia e Irlanda, fino a comprendere ora il Portogallo (ieri il premier dimissionario Jose Socrates ha annunciato che il paese farà ricorso agli aiuti dell'Unione Europea).
Inoltre Trichet dovrebbe capire che esistono Paesi nel mondo con un livello di inflazione più alto e con tasso di riferimento doppio, triplo, quadruplo e di più rispetto all'Eurolandia, e nonostante tutto hanno una crescita economica superiore a quella europea. Qualche esempio: si va dal Brasile (tassi all'11,75% dal precedente 11,25%) alla Russia (balzo all'8%) fino alla più recente Cina (6,31%).

grafico tassi di riferimento\inflazione nel mondo




In sostanza abbiamo da un lato il mondo industrializzato colpito dalla crisi dei debiti sovrani (anche se non parlerei tanto di sovranità, poichè si tratta di un debito generato da banche centrali private) e dall'altro l'economie dei paesi emergenti che crescono in media oltre il 6% l'anno.
Sarà mica che le ricette di politica monetaria ristrettiva proposte dalla BCE non siano del tutto valide in un sistema economico governato da banche centrali private? Trichet se magari pensassi di meno al bene degli speculatori finanziari sarebbe meglio.

Salvatore Tamburro