domenica 13 aprile 2014

ITALIA - COME RISPARMIARE 70 MILIARDI DI EURO L'ANNO?



APPELLO PER UNA BANCA PUBBLICA DI INTERESSE NAZIONALE

Scarica il testo integrale con tabelle in formato pdf

Il Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (TFUE) è, accanto al Trattato sull'Unione Europea (TUE), uno dei documenti fondamentali dell'Unione Europea (UE). Assieme costituiscono le basi fondamentali del diritto primario nel sistema politico dell'UE.
Il TUE contiene soprattutto i principi istituzionali.
Il TFUE, invece, è composto da ben 358 articoli; in particolare spiega in modo più dettagliato il funzionamento degli organi dell'UE e stabilisce con precisione in quali ambiti l'UE è attiva e con quali competenze.

Di seguito si citano l'art.1, art.123 e l'art.128 del TFUE1:
Articolo 1
1.Il presente trattato organizza il funzionamento dell'Unione e determina i settori, la delimitazione e le modalità d'esercizio delle sue competenze.
2.Il presente trattato e il trattato sull'Unione europea costituiscono i trattati su cui è fondata l'Unione. I due trattati, che hanno lo stesso valore giuridico, sono denominati «i trattati».

Articolo 123
1.Sono vietati la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca centrale europea o da parte delle banche centrali degli Stati membri (in appresso denominate «banche centrali nazionali»), a istituzioni, organi od organismi dell'Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca centrale europea o delle banche centrali nazionali.
2.Le disposizioni del paragrafo 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto dell'offerta di liquidità da parte delle banche centrali, devono ricevere dalle banche centrali nazionali e dalla Banca centrale europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati.

mercoledì 26 marzo 2014

ANCHE I PREMI NOBEL SBAGLIANO, KRUGMAN COMPRESO (moneta endogena)


Economisti di professione, professori universitari e addirittura premi Nobel spesso apprendono da giovani nozioni errate che poi ripetono pedissequamente per il resto della loro vita, senza revisionare o correggere certe valutazioni.
Del resto, che ai laureandi in economia facciano studiare anche delle falsità me ne accorsi già durante i miei anni universitari, quando al corso di "Economia degli intermediari finanziari" ci facevano studiare su libri di testo che rappresentavano la Banca d'Italia come una banca pubblica.

Quando si tratta di un premio nobel per l'economia, però, ci si aspetta maggiore preparazione e conoscenza su certi aspetti, in particolare quelli inerenti lo studio della moneta.
Paul Krugman, Premio Nobel per l'economia nel 2008 per la sua analisi degli andamenti commerciali e del posizionamento dell'attività economica in materia di geografia economica, è uno degli economisti più affermati e osannati del mondo.
Qualsiasi cosa lui scriva sul New York Times diviene vangelo economico.
Eppure, nonostante certe sue critiche al sistema siano condivisibili, in certe cose anche lui prende grossi abbagli.

In questo articolo intitolato "Banking Mysticism, Continued" tratto dal suo blog, Krugman scrive:

"First of all, any individual bank does, in fact, have to lend out the money it receives in deposits. Bank loan officers can’t just issue checks out of thin air"

traduzione:
"Prima di tutto, ogni singola banca, deve, nei fatti, prestare i soldi che riceve tramite i depositi. Gli impiegati addetti ai prestiti bancari non possono semplicemente emettere assegni dal nulla."

Caro Paul, ciò che affermi è sbagliato!

Esistono ormai centinaia di confessioni, riportate anche da fonti ufficiali delle banche centrali, in cui si afferma che la moneta sia creata dalle banche commerciali attraverso i prestiti e non il contrario.
Le banche non hanno bisogno dei depositi per poi erogare prestiti.
Anzi, avviene il contrario di quanto normalmente si suppone: sono i prestiti a creare i depositi.
Di recente è anche la Banca Centrale d'Inghilterra (BoE) ad ammetterlo in un bollettino ufficiale emesso di recente.

martedì 25 febbraio 2014

RENZI, LA PATRIMONIALE E L'ADDESTRAMENTO CINOFILO


Molti addestratori cinofili per addestrare il proprio cane utilizzano comandi in tedesco, poichè ritengono siano più secchi e di facile apprendimento per il proprio fido.
Ad esempio:
FUSS=PIEDE
SITZ=SEDUTO
PLATZ=TERRA
BLEIBE=RESTA
AUS=LASCIA
KOMM=VIENI
RUHE=ZITTO
e così via. 
Sono sicuro che il governo renziano sia stato addestrato prima della mostra e già si intravedono i primi risultati.

La squadra di Renzi offre la possibilità a studiare un fenomeno macro-economico interessante ed allo stesso tempo dal risvolto sbalorditivo, ossia quello di tagliare miliardi da una parte per piazzarli da un'altra parte allo scopo di far crescere l'economia, generare posti di lavoro e vivere tutti felici e contenti. Peccato sia impossibile attendersi tali risultati, ecco perchè il governo renziano è già morto e fallito in partenza.

Presumo che Delrio, Padoan, Gutgeld e figuriamoci Renzi, non abbiamo mai letto un libro di Keynes, nè tanto meno un suo breve articolo. Se Keynes fosse vivo e analizzasse i progetti di riforme del nuovo governo prenderebbe Renzi di faccia e gli direbbe: "Come cazzo fai ad aumentare il PIL senza aumentare il denaro in circolazione? Che tu decida di tagliare qua per mettere lì non serve ad una cippa! Somaro!" Probabilmente lo direbbe con maggior garbo, ma la sostanza sarebbe quella.
Ovviamente sappiamo che Renzi non conta nulla, non è altro che l'ennesimo burattino nelle mani della finanza internazionale posto lì per fare gli interessi dei "poteri forti". Lui, come i suoi precedessori non eletti democraticamente (Monti e Letta), sono dei meri esecutori.

Vi dico tre nomi che da soli dovrebbero bastarvi per capire la direzione del tracollo che a breve prenderà l'Italia con un governo del genere:

1) Yoram Gutgeld, consigliere economico di Matteo Renzi, già prima della salita al Colle di Renzi affermava che: "Se fossi ministro farei privatizzazioni subito e tagli alle pensioni"

2) Michael Ledeen, una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi, nonchè in passato consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall’Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

3) Carlo Padoan, ministro dell'economia. In Argentina lo ricordano per aver spinto il Paese sudamericano nell’abisso economico; ex dirigente del FMI, ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell’Ocse. Forte sostenitore della patrimoniale.

Quanto alla PATRIMONIALE, questa non è altro che il preambolo di quello che il FMI ha già preannunciato diversi mesi fa: un prelievo forzoso sui conti correnti. Ultimamente si parla spesso di patrimoniale da imporre agli italiani. Sarà mica perchè l’Italia ha il più grande risparmio privato d’Europa, ossia circa otto mila miliardi di ricchezza accantonati dai cittadini italiani durante i decenni dal dopo guerra in poi? "A pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina" diceva un politico mafioso italiano, poi prescritto per reato di partecipazione in associazione a delinquere (Cosa Nostra).
Se poi a proporla è anche il numero uno della Bundesbank, ossia Weidmann secondo il quale: "Un paese in crisi deve pagare da sè i propri debiti, anche a costo di una patrimoniale. Inutile l'Omt, perchè mette a rischio l'indipendenza della Bce". Qualcuno ricordi a Weidmann che faremmo volentieri a meno dell'indipendenza della BCE e del diktat di Berlino se avessimo la nostra sovranità monetaria!

E mentre qui da noi si pensa a cosa tagliare e a come tassare i risparmi degli italiani per ricavare tra l'altro poche briciole che non servirebbero nè a risollevare l'economia, nè ad estinguere il debito pubblico (illegale, tra l'altro) e nè a generare occupazione, dall'altra parte del mondo il PIL aumenta a livelli che qui da noi ci sognamo, come in Giappone dove stanno creando moneta al ritmo di 50 miliardi di dollari al mese, solo come Banca Centrale; mentre in Cina dove stampano 340 miliardi di euro al mese.
Attenzione: non sto parlando di emissioni annuali, ma di emissioni MENSILI!
Come fanno? Le banche centrali sono pubbliche, sotto lo stretto controllo del governo, stampano moneta e finanziano investimenti pubblici che danno linfa vitale all'economia, riattivando le imprese portandole ad assumere nuovi lavoratori e, di conseguenza, portando ad incrementare i consumi e a far crescere il PIL.

Inoltre, visto che Renzi e la sua squadra di "esperti" mira a stanare 30 miliardi di euro dal sommerso gli offro un consiglio gratuito: con l'ausilio della magistratura e della guardia di finanza, andasse ad esaminare tutti i tracciamenti bancari dei principali istituti di credito italiani, fondazioni e fondi di investimento verso i paradisi fiscali, sono sicuro che sarebbe contento di trovare una cifra di molto superiore ai 30 miliardi di euro che spera di trovare raschiando, invece, le tasche ormai vuote dei piccoli artigiani e commercianti che hanno deciso di sopravvivere a questo sistema fiscale illegale, invece di scappare da questo Paese.

Salvatore Tamburro

domenica 2 febbraio 2014

ENRICO LETTA: "LA CRISI E' FINITA". TAMBURRO SMENTISCE.


Mi rendo conto che uno dei compiti di un presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana sia anche quello di infondere fiducia ed ottimismo, sia verso i propri connazionali, sia quando si va all'estero a cercare investitori a cui svendere "i gioielli di famiglia" , attraverso le privatizzazioni e sia (soprattutto) verso i propri datori di lavoro (i mercati borsistici).

Enrico Letta intervistato in diretta da Al Arabiya ha detto: “Investite in Italia che offre opportunità: la crisi è superata“. E ancora: "La situazione è stata veramente difficile negli ultimi cinque anni, c'è stata la crisi dell'eurozona, l'Italia era in difficoltà per il debito pubblico, ora siamo a un un punto di svolta, io sono ottimista perchè per la prima volta tagliamo il debito dopo 6 anni, la situazione sta cambiando, la crescita sarà l'1% quest'anno e il 2% l'anno prossimo. La situazione sta cambiando verso la stabilità, io presento qui un piano di grandi privatizzazioni, una grande opportunità di investire in Italia". 

Vorrei ricordare al premier Letta che il suo ottimismo è un sentimento strettamente personale, ma i fatti e i dati confermano il contrario delle sue previsioni e urge quindi smentire quanto ha affermato da Al Arabiya
L'Italia non è affatto un paese che ha superato la crisi: il debito pubblico è in costante aumento; i consumi sono fermi; siamo in piena deflazione economica; le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi i beni e servizi prodotti, finiscono per collocarli (svenderli) a prezzi inferiori; di conseguenza le imprese sono obbligate a ridurre gli investimenti e i costi del lavoro, generando disoccupazione.

In Europa abbiamo 20 milioni di disoccupati. In Italia la disoccupazione generale è al 12,7 per cento, mentre tra i giovani il tasso di disoccupazione è al 41,6 per cento (dati di dicembre 2013). Questi sono livelli record di disoccupazione che evidenziano disagi non solo economici, ma anche sociali.

Con uno scenario economico così nefasto, caro premier, le sembra che l'Italia sia un Paese fuori dalla crisi?

mercoledì 22 gennaio 2014

L'Ordine e la Fondazione dei Commercialisti di Napoli contro la privatizzazione della Banca d'Italia


L'Ordine e la Fondazione dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Napoli esprimono la più viva preoccupazione per gli evidenti pericoli sottesi all'operazione di privatizzazione della Banca d'Italia che il Governo ha posto in essere con il Decreto legge n. 133 del 27 novembre 2013, attualmente in corso di esame alla Camera ai fini della eventuale conversione. 
L'Ordine e la Fondazione fanno, dunque, proprie le pesanti perplessità espresse da numerosi componenti della Commissione Finanze della Camera dei Deputati in occasione dell'audizione del Ministro Saccomanni, avuta luogo il 16 gennaio. Nella sostanza, si modifica la disciplina legislativa in materia di controllo del credito, del risparmio e della vigilanza bancaria per sottrarre l'autorità preposta a tali funzioni di controllo – la Banca d’Italia – ad ogni vincolo pubblicistico e per metterla completamente e definitivamente a disposizione delle banche.

Autorevoli autori, come Nino Galloni, Salvatore Tamburro, Marco Della Luna, hanno da tempo rilevato che non è ammissibile che l’ente preposto in Italia al controllo del credito ed alla vigilanza bancaria sia di proprietà dei soggetti privati - come tali, per definizione orientati al proprio profitto – al cui controllo l’ente stesso sarebbe formalmente preposto. In una fase già così drammatica per l'economia italiana, per le imprese e per i lavoratori, il decreto legge n. 133 del 27 novembre 2013 esprime un approccio al credito e al risparmio che si pone in manifesta contraddizione con la volontà dei Costituenti, i quali posero il lavoro a fondamento dell'Ordinamento nazionale e all’art. 47 disposero: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito”. Al contrario della Costituzione italiana, che subordina dunque gli interessi finanziari alla tutela del lavoro e del bene pubblico, i trattati comunitari pongono il sistema bancario al vertice degli interessi e dei poteri: il dl 133/2013 sposa l'ottica europeista e bancocentrica e tradisce quella, orientata al bene comune, della Costituzione italiana.

giovedì 16 gennaio 2014

MERKEL E DRAGHI, PESSIMI CUOCHI


Il 23 novembre 2011, in concomitanza con l’approvazione del Six Pack, la Commissione Europea presentò due proposte di regolamento (Two Pack - la cui base giuridica trova fondamento nell’articolo 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea) che sono entrate in vigore il 30 maggio 2013 e sono attive direttamente dal 1° gennaio 2014. 
Il primo regolamento istituisce misure di controllo dei budget degli Stati dell’Eurozona e procedure di vigilanza particolari per gli Stati minacciati da difficoltà economiche. 
Il secondo regolamento, valido per tutti i Paesi dell’Ue, prevede regole di bilancio comuni al fine di rafforzare la sorveglianza reciproca e i meccanismi di controllo dei bilanci ex ante: in pratica, il 15 ottobre di ogni anno ogni Paese membro deve presentare all’Unione europea il proprio progetto di bilancio per l’anno successivo e, se questo dovesse piacere perchè non rispetta i vincoli di bilancio imposti dalla troika, la Commissione può chiedere, entro 15 giorni, la presentazione di un progetto di bilancio rivisto.

Sfido chiunque a contraddirmi sul fatto che Parlamento e governo italiano non decidono quasi più nulla della politica economica nazionale; tutto il potere è nelle mani di organismi europei non eletti da alcun cittadino europeo, nel mentre che la gran parte dei rappresentanti politici difende gli interessi finanziari di banche e multinazionali.

Nel 1919 l'economista John Maynard Keynes contestò il Trattato di Versailles con parole che si rivelarono profetiche: «Se diamo per scontata la convinzione che la Germania debba esser tenuta in miseria, i suoi figli rimanere nella fame e nell’indigenza, se miriamo deliberatamente alla umiliazione dell’Europa centrale, oso farmi profeta, la vendetta non tarderà». Adesso le parti sono invertite, con i paesi periferici al tracollo e la Germania in posizione di relativo vantaggio, la crisi attuale presenta molteplici analogie con quella nefasta fase storica, che creò i presupposti per estremismi politici, l’ascesa del nazismo e la seconda guerra mondiale.

lunedì 16 dicembre 2013

Draghi: «Uscire dall'euro? Tesi populista che non sta in piedi» - Risposta dell'economista Salvatore Tamburro


DESTINATARIO:
Egr. Presidente Mario Draghi,
presso Eurotower,
Kaiserstraße 29
DE-60311 - Frankfurt am Main,
Deutschland
office.draghi@ecb.europa.eu

Le affermazioni del presidente della Bce, Mario Draghi, sono tratte da un'intervista al settimanale francese Le Journal du Dimanche, riportate sul Sole24Ore del 15/12/2013

DRAGHI: «La tesi populista che consiste nel pensare che uscendo dall'euro, un'economia nazionale beneficerebbe all'istante di una svalutazione competitiva come ai vecchi tempi non sta in piedi. Noi non ci sostituiremo ai governi; se tutti cercano di svalutare la propria moneta, non se ne avvantaggia nessuno. In conclusione, la strada verso la prosperità passa sempre attraverso le riforme e la ricerca della produttività e dell'innovazione»

TAMBURRO: Egregio presidente della BCE, mi permetta di dirle che l'uscita dall'euro che lei descrive come “tesi populista”, dove la parola “populista” assume perlopiù un'accezione negativa che diventa sinonimo di "demagogia" è a mio avviso errata, poiché il demagogo fa leva su sentimenti spesso irrazionali, mentre la soluzione ipotizzata di un'uscita dall'euro trova il consenso non solo di centinaia di economisti, ma anche di milioni di cittadini europei dichiaratamente contrari alla permanenza nell'Unione europea.
Inoltre, è contestabile la sua frase in cui afferma “noi non ci sostituiremo ai governi”; mi lasci dire che la Bce si è già sostituita ai governi in maniera più che marcata, dettando forzatamente la sua ingerenza nelle politiche monetarie di ogni singolo Paese membro dell'Ue. Alcuni, ma non tutti, non avranno dimenticato la famosa lettera che la Bce aveva spedito al governo (allora governo Berlusconi-Tremonti) il 4 agosto del 2011 firmato da Lei, Mario Draghi (allora alla presidenza di Bankitalia), e dall'allora governatore della Bce, Jean Claude Trichet, in cui si chiedeva l’anticipazione del pareggio di bilancio al 2013 dal 2014 e l'applicazione di un rigore finanziario mai visto prima. E' noto a tutti come la politica monetaria nazionale debba necessariamente subire il veto di certe organizzazioni sovranazionali (in primis B.C.E. e F.M.I.), tra l'altro (precisazione non di poco conto) non elette democraticamente da alcun cittadino europeo.

giovedì 14 novembre 2013

COLLASSO ITALIA PER DEFLAZIONE. COME SCONFIGGERLA?


Il problema da combattere oggi è la deflazione e non l'inflazione. 

La deflazione si origina da un freno nella spesa di consumatori e aziende, i quali in attesa di ulteriori cali dei prezzi preferiscono attendere e risparmiare, creando una spirale negativa. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi i beni e servizi prodotti, finiscono per collocarli (svenderli) a prezzi inferiori.
Così facendo si riducono i ricavi delle imprese che di conseguenza sono obbligate a ridurre gli investimenti e i costi del lavoro, generando disoccupazione (in Italia la disoccupazione si attesta al 12%, mentre la disoccupazione giovanile balza al nuovo record negativo storico del 39,5%).



Il Paese ha un avanzo primario del 2,5% del PIL e nonostante questo dato che sembra incoraggiante il suo debito continua ad aumentare, passando  dal 120% al 133% del rapporto debito\pil in due anni. Nell'area euro l'Italia è seconda solo alla Grecia in fatto di rapporto debito-Pil. Ad Atene in ottobre era pari al 169,1%. Tra gli altri debiti pubblici più grandi dell'eurozona figurano il Portogallo (131,3%) e l'Irlanda (125,7%).

Ma quale sarebbe la ricetta per contrastare la deflazione?