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domenica 13 maggio 2012

LA SUPER BOLLA DEI DERIVATI



JP Morgan, una delle banche commerciali più potenti al mondo, ha ammesso di aver usato i derivati in maniera così aggressiva da perdere due miliardi di dollari in sole sei settimane.
Non è l'unica banca ad avere derivati spazzatura in cassaforte, ma è seguita da una scia di altre banche commerciali, Comuni e fondi di investimento che per adesso continuano a tacere sull'ammontare di codeste sostanze tossiche di cui sono in possesso.

Era circa un anno fa (Banche indagate sui derivati - aprile 2011) che descrivevo i derivati come strumenti altamente speculativi e scambiati nella più totale assenza di regole.
Scrivevo che i derivati non sono altro che delle "scommesse": si scommette che il prezzo dei cereali aumenterà o che quello Stato dichiarerà bancarotta e il tutto viene ben confezionato sotto forma di polizza.
In pratica, si tratta di un accordo tra due parti: un acquirente (detto CDS buyer) e un venditore (detto CDS seller) mediante il quale il venditore si impegna, in cambio di un premio rateale versato dall’acquirente, a pagare una determinata cifra nel caso che ci si trovi di fronte a un credit event, ovvero l’impossibilità di pagare da parte del debitore terzo. In termini molto semplici i CDS sono una sorta di assicurazione sull’insolvenza di un emittente e infatti sono spesso usati proprio con la funzione di polizze assicurative o coperture per chi sottoscrive un’obbligazione.
Non esistono borse ufficiali dove questi strumenti vengono scambiati: gli operatori di banche e fondi comprano e vendono queste polizze chiamandosi l'un l'altro al telefono. I prezzi non sono noti, gli spread denaro/lettera neppure. Si conoscono le informazioni statistiche, medie. Ma nessuno sa veramente cosa avvenga ogni giorno su questo mercato.

venerdì 20 gennaio 2012

NON E' CRISI, E' TRUFFA!


Il mio nuovo libro, intitolato: <<NON E' CRISI, E' TRUFFA!>>

sottotitolo: Come i banchieri ci stanno derubando


Quella che fanno passare agli occhi della gente come crisi, in realtà non è altro che la conseguenza di operazioni ben progettate a monte dall'oligarchia al potere, ossia banche e corporation; in realtà si tratta di una truffa che grava sulle spalle della collettività, chiamata a sostenere sacrifici e misure di austerità imposte proprio dagli stessi fautori di questa grande truffa.  


casa editrice: Edizioni SI

Uscita prevista per FEBBRAIO 2012 in tutte le librerie e con presentazioni in tutta Italia.

Si ringrazia, oltre alla casa editrice:

- Avv. Alfonso Luigi Marra per la prefazione
- Loreto Terranova ed Emily Lista per le magnifiche vignette
- Il movimento D.D.S.M. e NO-Censura
- Maria Cristina Spano per le correzioni
- Ada Palma per la fotografia
- Riccardo Barboni per la regia video



Salvatore Tamburro

sabato 7 maggio 2011

Grecia: uno Stato da spremere come un limone!


La Grecia è già tecnicamente fallita.
Adesso si discute di due soluzioni: l'uscita dall'euro o alla ristrutturazione del debito.
Il giornale tedesco, il "Der Spiegel", ha spiegato di aver ricevuto informazioni da fonti governative tedesche a conoscenza della situazione in Grecia secondo cui il governo di Papandreou starebbe considerando di lasciare l'euro e reintrodurre la propria divisa, la cara vecchia dracma.
Ovviamente le associazioni a delinquere come B.C.E., Ue e Fondo Monetario sono contrari a questa soluzione, perchè l'obiettivo è quello di tenere lo schiavo-greco nella gabbia e spremerlo come un limone il più possibile, anche perchè dichiarando ufficilamente bancarotta tutti i suoi creditori (le banche) andrebbero a perdere grossi profitti.

La soluzione allora è la ristrutturazione del debito, ossia dilungare la scadenza dei titoli di stato da rimborsare ed aumentare il rendimento dei titoli di stato attuali per renderli più "appetibili" sul mercato. In pratica un modo per rimandare il problema al futuro.
Inoltre la ristrutturazione del debito greco agevolerebbe banche, assicurazioni e fondi di investimento che emettono i cosiddetti CDS (credit default swap), che sono derivati, ossia scommesse vere e proprie sul fatto che uno Stato possa fallire oppure no.

sabato 30 aprile 2011

Banche indagate sui derivati



I derivati, o credit default swap, sono gli strumenti finanziari più speculativi per eccellenza, basati esclusivamente su "scommesse": si scommette che il prezzo dei cereali aumenterà o che quello Stato dichiarerà bancarotta e il tutto viene ben confezionato sotto forma di polizza.
In pratica si tratta di un accordo tra due parti: un acquirente (detto CDS buyer) e un venditore (detto CDS seller) mediante il quale il venditore si impegna, in cambio di un premio rateale versato dall’acquirente, a pagare una determinata cifra nel caso che ci si trovi di fronte a un credit event, ovvero l’impossibilità di pagare da parte del debitore terzo. In termini molto semplici i CDS sono una sorta di assicurazione sull’insolvenza di un emittente e infatti sono spesso usati proprio con la funzione di polizze assicurative o coperture per chi sottoscrive un’obbligazione.
Non esistono borse ufficiali dove questi strumenti vengono scambiati: gli operatori di banche e fondi comprano e vendono queste polizze chiamandosi l'un l'altro al telefono. I prezzi non sono noti, gli spread denaro/lettera neppure. Si conoscono le informazioni statistiche, medie. Ma nessuno sa veramente cosa avvenga ogni giorno su questo mercato.