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domenica 18 marzo 2012

I FALSARI DI NAPOLI E QUELLI DELLA B.C.E.


Molti, di recente, avranno sentito parlare di Giugliano, paese in provincia di Napoli, passato alle cronache come la patria dei migliori "falsari" d'Europa, poichè il 60% di tutte le banconote in euro false che circolano nell'Unione Europea vengono create proprio da stamperie clandestine site in questo paese.

I falsari di Giugliano sono ormai etichettati come "Napoli Group", con una logica aziendale ben definita:
1) il finanziatore della stamperia, che poi è anche il committente. Di solito un personaggio minore dei clan della Camorra, che si occupa di trovare una macchina tipografica offset di seconda mano (quelle nuove a quattro colori costano anche 500 mila euro), la filigrana, gli inchiostri, gli altri strumenti.
2) il tipografo, addetto alla produzione. 
3) il distributore, ovvero l'uomo di fiducia del committente, colui che ha il compito di organizzare un deposito, rigorosamente lontano dalla stamperia, e di tenere i contatti con i clienti.

venerdì 19 agosto 2011

Mettiamoci una toppa con gli Euro-bond


Mentre le borse crollano e i debiti dei Paesi europei (e non solo) aumentano di continuo (il debito pubblico italiano ha raggiunto quota 1.900 miliardi di euro e ne paghiamo 80 miliardi di euro l'anno solo di interessi), si discute ormai da tempo del progetto Euro-bond, ossia creare Titoli di Stato europei che non vadano ad indebitare i singoli paesi membri (già in difficoltà come i PIGS) ma che vengano intestati (spalmati) direttamente all'Unione Europea.
Secondo Tremonti e Juncker quella degli euro-bond è l'unica soluzione per risolvere la crisi dell'eurozona. 
Dello stesso parere anche Robert Putnam della Harvard Kennedy School, noto in tutto il mondo per i suoi studi sul "social capital" e sul funzionamento della democrazia. Secondo Putman i più forti devono aiutare i più deboli, quindi dare origine a un titolo di debito europeo garantirebbe maggiore coesione all'Unione Europea tra i paesi membri che, appunto, condividerebbero tutti insieme il fardello del debito pubblico.
Personalmente ritengo che questa degli euro-bond sia solo una trovata per dare una boccata di ossigeno ai mercati e ai PIGS già in grosse difficoltà, non di certo uno strumento utile per uscire dalla crisi.
A pensarla così sembra anche Juergen Stark, il "falco" della BCE che afferma: "Gli eurobond sono stati dipinti come una soluzione magica per uscire dalla crisi, ma in realtà sarebbe come curare i sintomi non le cause dei problemi". 
Il problema è che l'economia si fonda su un sistema basato su debito originato dal sistema bancario e gravato sulle spalle degli Stati (e quindi sui cittadini). 
Questo sistema è fallito.
Fin quando non si capirà che per ristrutturare il debito sarà necessaria la nazionalizzazione (leggasi: sovranità monetaria) o il fallimento di alcuni soggetti finanziari, non usciremo mai dai questa crisi e qualsiasi strumento ideato da politici o mondo della finanza, tipo euro-bond o altri, non saranno altro che palliativi, delle cure momentanee che di certo non liberano gli Stati dal cancro del debito pubblico.

Salvatore Tamburro

mercoledì 22 dicembre 2010

Prepararsi all'invasione cinese

Mentre l'ISTAT ci fa sapere che la disoccupazione è ai massimi da gennaio 2004, con un 24,7% dei giovani senza lavoro e un tasso di inattività della popolazione tra i 15 e i 64 anni (ovvero la percentuale di chi non ha lavoro e non lo cerca) pari al 38,6%; in tutto questo su alcuni quotidiani sembra passare in sordina una notizia dagli esiti colossali, ovvero che la "Cina sia pronta a salvare l'euro"!
"Con le sue enormi riserve valutarie la Cina, gia' primo sottoscrittore di bond americani, si era impegnata nei giorni scorsi ad acquistare debito portoghesi. Ora l'apertura e' su scala europea".
La domanda da porsi è: i cinesi bluffano o fanno sul serio?
Qualora i Cinesi stessero bluffando significa che si tratti solo di belle promesse fatte ai paesi PIIGS senza nulla di concreto, al solo scopo di far godere le borse per il rally di fine anno.
E se facessero sul serio e quindi permettessero alla Cina di comprare gli euro-bond, invece, quale sarebbe il prezzo da pagare?
"In gioco ci sono interessi economici colossali come quelli trattati nel vertice bilaterale con la Ue svoltosi nella capitale cinese: una non belligeranza nel commercio internazionale che potrebbe sfociare in un trattato bilaterale sugli investimenti, e magari un coordinamento rafforzato Cina-Ue in sede di G20. "
State certi che ai cinesi non sta a cuore la ripresa delle economie dell'UE senza aver nulla in cambio.
Avete presente il rapporto Cina-USA? Esiste un patto, nemmeno troppo nascosto, tra i due Paesi, ossia: la Cina detiene la maggior parte dei bond americani ed in cambio gli USA, Paese consumista per eccellenza, si fa carico di acquistare le cianfrusaglie cinesi generate da quella immensa manodopera a buon mercato di cui dispone.
Se alla Cina venisse concesso di comprare il debito europeo la concessione sarebbe quella di autorizzare un'invasione in "casa nostra" attuata dall'inafferrabile manodopera cinese, che finirebbe per sfaldare completamente le già precarie economie locali. Se si considera che in Italia il 99,9% sono piccole e medie imprese e la quasi totalità di PMI (il 95%) è costituita da imprese con meno di 10 addetti, vien da sè che non si può competere col gigante Cinese che verrà agevolato da "una non belligeranza nel commercio internazionale", ossia farlo entrare nel nostro paese dall'ingresso principale.
Questa possibile mossa della Cina potrebbe, se attuata, farla balzare in molto meno di un decennio dal secondo al primo posto nella classifica delle più potenti economie mondiali, superando gli Stati Uniti in termini di prodotto interno lordo.
Il cammino del dragone cinese avanza inesorabile e potrebbe fare terra bruciata lungo il suo percorso.
Cominciate a cercare qualche corso di lingua cinese mandarino, potrebbe tornarvi utile in un prossimo futuro.

Salvatore Tamburro