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domenica 15 luglio 2012

LI AVETE MAI VOTATI QUESTI PERSONAGGI?




Herman Van Rompuy - presidente del Consiglio Europeo
Mario Draghi - presidente della Banca Centrale Europea (BCE)
Christine Lagarde - presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI)
Pascal Lamy - direttore dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO)
Ban Ki-moon - segretario generale delle Nazioni Unite (ONU)
Jim Yong Kim - presidente della Banca Mondiale (BM)

Avete mai votato personalmente quei personaggi sopra citati e che vedete in foto, i quali risiedono a capo delle maggiori istituzioni che regolano l'economia mondiale? No?! Eppure sono loro che decidono per la vostra vita, sono loro che decidono se andare far guerra ad un altro Paese, se i servizi pubblici concessi prima gratuitamente adesso sono a pagamento, se non trovate un lavoro degno delle vostre aspirazioni, se i vostri salari vengono decurtati a causa della crisi, se rischiate di non vedere più la pensione dopo anni di lavoro, se per ripagare il prestito concesso siete obbligati a subire misure di austerità che impattano sulla vostra condizione sociale.
Ovviamente questi personaggi sono i rappresentanti non-eletti che rispondono del loro operato non al popolo, che appunto non li ha eletti, ma a banche e multinazionali chi li hanno posizionati in quelle posizione di potere allo scopo di poter fare i loro interessi. 

Una cosa è certa: io come voi non abbiamo mai votato quei personaggi per il semplice fatto che il potere è ormai accentrato nelle mani di istituzioni SOVRA-NAZIONALI che per il loro operato non rispondono al governo di alcun Paese.
Prendiamo l'Unione Europea: qualcuno vi ha mai chiesto se avevate intenzione di far parte di un progetto politico di ampia portata così quanto fallimentare come si è poi verificato? La risposta è NO. Ci fu imposto di entrare a far parte del Mercato comune, e quindi fummo raggirati, in quanto senza chiederci nulla hanno poi trasformato quel mercato economico in una vera e propria unione politica europea, con tanto di valuta, senza chiedere il parere ad un solo cittadino europeo.

giovedì 26 gennaio 2012

Quanto vale il tuo I-phone?


Ti sei mai chiesto il tuo Iphone 4S quanto possa valere in termini di costi di fabbricazione e, soprattutto, dove e da chi venga realmente prodotto?
La Cina, ormai è soprannominata "la fabbrica del mondo", dove le multinazionali europee ed americane decentrano lì la produzione per sostenere dei costi bassi, per poi rivendere i prodotti finali nei mercati d'origine a prezzi triplicati, quadruplicati o più.

Nella prassi e secondo le regole del libero mercato, ormai, le grandi Corporations attuano tre azioni di base:

lunedì 23 maggio 2011

L'Italia sull'orlo del baratro


Ecco i dati salienti del Rapporto Annuale (2010) ISTAT circa la situazione economica dell'Italia:

- nel decennio 2001-2010 l'Italia ha realizzato la performance di crescita peggiore tra tutti i Paesi dell'Unione europea;

- 1 italiano su 4 sperimenta la povertà. Circa un quarto degli italiani, ossia il 24,7% della popolazione (più o meno 15 milioni) sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale, di cui 1,7 milione di persone (2,9%) si trova in condizione di grave deprivazione;

- nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità. I più colpiti sono stati i giovani tra i 15 e i 29 anni;

- 1 giovane su 5 nè studia nè lavora. Nel 2010 sono poco oltre 2,1 milioni, 134 mila in più rispetto a un anno prima (+6,8%), i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione;

- sono circa 800 mila le donne licenziate o messe in condizione di doversi dimettere a causa di una gravidanza;

- quasi due milioni di italiani con limitazioni della salute non sono raggiunti da alcun tipo di sostegno;

Questi sono alcuni dei dati salienti del rapporto annuale ISTAT che è stato presentato stamattina a Montecitorio.
A questi ci aggiungerei anche quota 1900 miliardi di euro di debito pubblico che ha l'Italia nei confronti del sistema bancario PRIVATO.

venerdì 22 aprile 2011

Questo è il sistema socio-economico in cui vivi



Credete di vivere in un sistema economico perfetto, il migliore che ci si potesse attendere dall'evoluzione socio-economica?
Vi dimostrerò il contrario.
Il vero potere non è nelle mani dei governi, che si presume siano legittimamente eletti dal consenso dei cittadini chiamati alle urne a votare il partito di destra, centro o sinistra: allo stato attuale delle cose il voto è solo una parvenza, serve a lasciar credere al cittadino che conti ancora qualcosa e concedergli l’illusione di vivere in un sistema democratico.
Il potere reale è, invece, nelle mani del sistema bancario (Permettetemi di emettere e gestire la moneta di una nazione, e mi infischierò di chi ne fa le leggi. [Mayer Anselm Rothschild, banchiere tedesco]).
Perchè vi chiederete?
Avete presente l'art.1 della nostra Costituzione?
Art. 1: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."
Quando si parla di sovranità popolare in essa è racchiuso anche il concetto di sovranità monetaria, ossia il potere di uno Stato di emettere la propria moneta necessaria a far fronte alla spesa pubblica del paese nell'interesse dei cittadini.
La sovranità monetaria, in un contesto in cui tutta la nostra vita è basata sugli scambi di beni e servizi attraverso la moneta, resta quindi uno dei principali poteri che dovrebbe detenere lo Stato.

sabato 19 marzo 2011

L' Organizzazione Mondiale del Commercio (W.T.O.)


Chi detta le regole che gestiscono il commercio internazionale dei beni e servizi prodotti e consumati sul nostro Pianeta?



Tratto da pag. 138-145 de " La Via del Denaro "


L’Organizzazione Mondiale del Commercio, OMC (meglio conosciuta come World Trade Organization, WTO in inglese) è un’organizzazione internazionale delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, creata allo scopo di supervisionare numerosi accordi internazionali relativi al commercio tra i 150 stati membri.

Il WTO è stato istituito nel 1995, alla conclusione dell’Uruguay Round, i negoziati che tra il 1986 e il 1994 hanno impegnato i paesi aderenti al GATT ed i cui risultati sono stati sanciti nell’“Accordo di Marrakech” del 15 aprile 1994.

Il WTO ha assunto, nell’ambito della regolamentazione del commercio mondiale, il ruolo precedentemente detenuto dal GATT: di quest’ultimo ha infatti recepito gli accordi e le convenzioni adottati con l’incarico di amministrarli ed estenderli.

Obiettivo generale del WTO è quello dell’abolizione o della riduzione delle barriere tariffarie al commercio internazionale; a differenza di quanto avveniva in ambito GATT, oggetto della normativa del WTO sono, però,non solo i prodotti dell’agricoltura ( Agreement on agriculture – AoA), bensì anche i prodotti industriali ( Non agricultural market access – NAMA), i servizi (General agreement on trade in services – GATS), i brevetti e la proprietà intellettuale (Trade-related aspects of intellectual property rights – TRIPS).

Tutti questi accordi si basano su alcuni principi di fondo.

Tra questi ricordiamo in primo luogo il Single Undertaking, letteralmente presa unica, in base al quale un paese membro della Wto si impegna a sottoscrivere e rispettare tutti gli accordi che compongono la stessa Wto. Questo principio è particolarmente svantaggioso per i paesi più poveri, che basano spesso le loro economie sull’esportazione di poche (talvolta solo una o due) materie prime o prodotti agricoli. Per poter esportare questi prodotti cercando di evitare dazi e tariffe, questi paesi si trovano costretti ad aderire alla Wto.

In base al principio del Single Undertaking devono però accettare di partecipare a tutti gli altri negoziati, nei quali non hanno alcun interesse verso una maggiore liberalizzazione, che li priva progressivamente della loro libertà di decidere e della loro sovranità nazionale. Molto spesso i paesi più poveri si trovano quindi costretti ad una mera posizione difensiva in quasi tutti i negoziati, nei quali a dettare l’agenda sono i giganti occidentali e le loro imprese multinazionali.

Un secondo principio fondamentale della Wto è quello denominato Most Favoured Nation, secondo cui ogni membro della Wto deve essere considerato da tutti gli altri alla stregua della nazione più favorita. Se un paese accorda un qualche trattamento commerciale particolare ad un altro paese membro, allora le stesse condizioni devono automaticamente valere per tutti gli altri paesi. Questo in pratica significa che nella Wto è molto difficile accordare delle clausole particolari per i paesi più poveri, ad esempio stabilire un canale preferenziale per favorire alcune esportazioni di assoluta importanza per le loro economie.

Un ulteriore principio che sfavorisce pesantemente i paesi più deboli è quello denominato National Treatment, o trattamento nazionale. In base al National Treatment un paese non può trattare un’impresa estera meno bene di una nazionale. Questa seconda clausola rende quindi praticamente impossibile per gli stati membri accordare una qualche preferenza alle proprie imprese, anche se queste operano in settori cruciali per lo sviluppo del paese stesso o sono sottoposte ad una dura concorrenza dalle multinazionali straniere.

Un governo che decidesse di aiutare una propria compagnia nascente in un settore chiave per l’economia o lo sviluppo del paese potrebbe essere accusato di violare i principi del libero commercio, secondo il quale a decidere sono solo il mercato e la concorrenza.

Come quindi avviene per il FMI anche per il WTO le critiche non mancano.

L’Unicef ha notificato che ogni anno muoiono per fame 5,6 milioni di bambini. Secondo la FAO (Food and Agricultural Organization) sono circa due miliardi gli esseri umani che soffrono la fame. Muoiono perché l’economia dei loro paesi è nelle mani dell’élite ricca occidentale, che attraverso le Corporation attua politiche economiche attente soltanto a produrre profitti. Centinaia di milioni di persone soffrono la fame perché gran parte del terreno arabile viene oggi utilizzato per la coltivazione di cereali ad uso zootecnico piuttosto che per cereali destinati all’alimentazione umana.

La FAO ha più volte fatto appello ai governi dei paesi in via di sviluppo per indurli ad abbandonare le politiche agricole imposte dal FMI e dal WTO, che per il popolo equivalgono alla morte.

Assumere il controllo mondiale del cibo equivale ad acquisire un potere immenso di vita e di morte. Le Corporation che controllano il mercato delle varietà vegetali stanno sperimentando il modo di sostituire le varietà naturali con ibridi elaborati su princìpi chimici. La Fondazione Rockefeller è riuscita ad appropriarsi del 95% delle più comuni coltivazioni di cereali, e punta a rendere il settore sempre meno variegato e sempre più ibridato. Queste stesse persone, avendo anche il controllo della ricerca scientifica, impediscono che vengano fatti studi approfonditi sugli Ogm. Oggi il 90% del commercio di prodotti alimentari è nelle mani di pochissime transnazionali: Nestlé, Unilever, Monsanto, Cargill, Archer Daniel Midlands, Procter & Gamble e Kraft/Philip Morris. Gli interessi di queste Corporation sono protetti ed estesi grazie anche al WTO che non è altro che un ente privato che non rispetta le leggi internazionali, e possiede propri giudici e avvocati. I suoi giudici decidono del commercio internazionale, e spesso sono gli stessi avvocati delle Corporation.

La Wto detiene anche il potere giudiziario atto a fare applicare gli accordi e di comminare pesanti sanzioni economiche e commerciali a chi non li rispetta, distinguendosi in questo dalle Nazioni Unite e dalle sue agenzie, se si eccettua il Consiglio di Sicurezza.

Quando uno stato reputa che un altro paese abbia una legge o una norma che limita gli accordi di libero scambio della Wto e che lo danneggia, può chiedere a questo paese di abrogare quella norma. Se il secondo paese si rifiuta, il primo può rivolgersi all’Organo di Risoluzione delle Dispute, o Dispute Settlement Body (DSB), sorta di tribunale interno alla Wto. Il DSB è composto da tre o cinque membri nominati direttamente dalla stessa Wto e da esperti di questioni commerciali ed economiche, che si riuniscono a porte chiuse per dirimere le controversie tra paesi.

Oltre alla grave mancanza di democrazia e trasparenza di questo procedimento e al fatto che in diverse situazioni questi esperti di commercio sono stati chiamati a decidere su tematiche che riguardavano in primo luogo la tutela dell’ambiente o il rispetto di diritti sociali fondamentali, ancora una volta sono i paesi più poveri a essere maggiormente penalizzati. Il ricorso al DSB, infatti, necessita di grandi risorse economiche e di competenze tecniche in materia legislativa e giuridica.

Mentre le grandi potenze occidentali hanno a disposizione decine di specialisti che lavorano a tempo pieno su queste tematiche e possono permettersi di sostenere alti costi, la situazione è completamente diversa per i piccoli paesi, che sovente alla Wto hanno un solo rappresentante che deve seguire l’insieme dei negoziati, e che non potrebbero assolutamente sostenere il costo di un processo e dell’eventuale appello.

Per questo motivo i casi che arrivano al DSB sono relativamente pochi. Spesso è sufficiente la minaccia di intentare un’azione da parte di una potenza economica, perché un paese del Sud particolarmente povero decida di modificare la propria legislazione pur di evitare di incorrere in sanzioni o di dover sostenere i costi del processo, anche se la legislazione era stata promossa nell’interesse dei propri cittadini o dell’economia nazionale. Considerando inoltre i rapporti di sudditanza legati al fardello del debito estero che tuttora strangola questi stessi paesi e la dipendenza dagli aiuti internazionali, è molto difficile, per non dire impossibile, che una piccola realtà del Sud del mondo osi portare avanti una causa commerciale contro un paese ricco.

Il Wto si impone come organizzazione a cui ogni paese deve aderire se vuole far parte del mercato internazionale, quindi, nonostante i rischi, vi hanno aderito 150 paesi, che devono accettare le regole a favore delle Corporation.

Per fare un esempio, l’UE da anni paga 130 milioni di euro l’anno per poter rifiutare i vitelli americani, ingrassati con l’ormone della crescita e alcuni prodotti Ogm. I giudici hanno deciso che il torto era della Ue, nonostante si trattasse di tutelare la salute dei cittadini europei. Un altro esempio è quello dei farmaci indiani: il governo indiano forniva farmaci a basso costo ai poveri del mondo, ma a causa delle regole del Wto non può più farlo. I farmaci indiani erano simili a quelli già brevettati dalle grandi case farmaceutiche (esempio la Novartis), e in ottemperanza al principio secondo cui non è possibile la vendita di medicine a prezzi più bassi di quelli delle transnazionali, non sarà più possibile salvare la vita di quei poveri che non possono pagare i farmaci a prezzi alti.

A dispetto di tutto ciò, il WTO risulta sulla carta una delle organizzazioni più democratiche del mondo. A differenza delle Nazioni Unite, dove esiste un consiglio di sicurezza in cui cinque Paesi hanno diritto di veto, o della Banca Mondiale e FMI, dove i Paesi che possiedono più quote hanno diritto a più voti, nella WTO ogni Stato possiede un voto.

Il problema è però di sostanza, non di forma: raramente nel WTO si ricorre ai voti, la parola d’ordine è il consenso.

Nonostante l’abbattimento delle barriere doganali professato dal WTO i paesi poveri del Sud del mondo, nonostante siano membri dell’Organizzazione, non hanno le garanzie necessarie che i loro prodotti per l’esportazione abbiano accesso ai mercati dei paesi ricchi o di quelli emergenti come il Brasile.

Un esempio significativo che rispecchia i controsensi della politiche del WTO è rintracciabile nel libro intitolato “Tutte le bugie del liberocommercio che analizza il commercio di un prodotto come il cacao.

L’Europa applica dei dazi del 9% sull’importazione di fave e di cacao, ma del 30% sulla cioccolata lavorata. Questo significa che i Paesi del Sud possono esportare facilmente in Europa le fave grezze. Alla cioccolata lavorata, invece, prima di arrivare nei mercati europei viene applicato un dazio, ovvero un aumento del prezzo, del 30%. Le tavolette di cioccolato prodotte direttamente in Europa, invece, non subiscono questo incremento di prezzo. Le deboli industrie dei Paesi del Sud devono quindi competere con le grandi imprese europee dovendo fare fronte, oltre alla mancanza di capitali, al maggior costo dei trasporti e di altri fattori, anche ai vincoli economici e tariffari imposti dall’Europa. In pratica, per i Paesi del Sud diventa molto difficile, se non impossibile, riuscire a esportare cioccolata.

Il risultato è che Paesi come il Ghana e la Costa d’Avorio sono leader nella produzione della materia prima, mentre la Germania nella sua lavorazione. Questo processo di maggiorazione delle tariffe e dei dazi all’aumentare del grado di lavorazione di un prodotto è noto come escalation tariffaria. La conseguenze sono che i Paesi del Sud non sviluppano alcuna industria di trasformazione, limitandosi a vendere le materie prime, il cui

prezzo è in costante caduta verticale, alle grandi imprese multinazionali occidentali che le trasformano rivendendole sui mercati di tutto il mondo e guadagnandoci parecchio.

C’è chi ha provato a quantificare con modelli econometrici il costo pagato in termini di ricchezza persa dai paesi più poveri in seguito alle politiche di liberalizzazione commerciale promosse negli ultimi decenni.

I risultati delle analisi econometriche commissionate dalla Ong inglese Christian Aid suggeriscono che in seguito alla liberalizzazioni commerciali degli anni ’80 e ’90 le importazioni siano tendenzialmente cresciute

più velocemente delle esportazioni. Tutto ciò ha generato perdite quantificabili in termini di reddito per alcuni dei paesi più poveri al mondo.

Il rapido aumento delle importazioni ha messo fuori mercato i produttori locali, in seguito all’arrivo significativo di nuovi prodotti, più economici e più adatti alla commercializzazione, nei mercati nazionali. Per i contadini

questo ha significato produrre meno o vendere a prezzi più bassi, perdendo una fetta importante del proprio reddito. Per coloro che producono altre merci l’impatto è stato in alcuni casi la fine del proprio business. Come

dimostrano le analisi dell’UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development) delle Nazioni Unite, in seguito alla liberalizzazione le importazioni di derrate alimentari sono aumentate percentualmente rispetto all’import complessivo, mentre la quota di macchinari importati è diminuita, testimoniando la crisi del settore industriale in termini di produttività e posti di lavoro.

Inoltre, sul fronte dell’export la domanda di prodotti ad esempio che i paesi dell’Africa sub-Sahariana sono in grado di esportare (principalmente materie prime) è cambiata ben poco, con il risultato che ci sono stati margini

ristretti di aumento dell’export, fatta eccezione per il petrolio.

Dopo dieci anni, la Wto sembra avere completamente fallito gli obiettivi esposti nel suo stesso atto costitutivo. Non solo le promesse relative allo sviluppo, alla piena occupazione ed alla tutela ambientale non sono state mantenute, ma la strada intrapresa sembra andare in direzione decisamente opposta. Stiamo assistendo ad una “corsa verso il fondo” a livello globale per quanto riguarda l’ambiente e la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori e dei cittadini.

Gli stati sono chiamati ad eliminare qualsiasi legislazione che possa ostacolare il libero commercio.

In primo luogo sono gli stessi accordi presi in sede Wto a limitare progressivamente lo spazio di manovra politica delle singole nazioni.

In maniera ancora più generale, però, i paesi sono costantemente impegnati in una concorrenza reciproca nel tentativo di accaparrarsi e mantenere il cosiddetto vantaggio comparato sul piano internazionale.

Questo significa una progressiva tendenza al ribasso delle tutele legislative ambientali e sociali, per diminuire i costi di produzione o per attrarre capitali esteri.


Salvatore Tamburro

domenica 20 febbraio 2011

Ripensando Salvador Allende



Salvador Allende, presidente del Cile dal 3 novembre 1970 fino alla destituzione violenta a seguito di un colpo di stato militare appoggiato dagli USA, avvenuta l'11 settembre 1973, giorno della sua morte.
Alcuni sostengono che si tolse la vita con un fucile regalatogli da Fidel Castro, mentre altri sostengono che fu ucciso dai golpisti di Pinochet (che salì al potere dopo di lui, appoggiato dagli americani, instaurando una "bella" dittatura militare) mentre difendeva il palazzo presidenziale.
Un anno prima di morire fece questo bellissimo discorso presso la conferenza dell'Organizzazioni delle Nazioni Unite:

"Ci troviamo davanti a un vero scontro frontale tra le grandi corporazioni internazionali e gli Stati.
Questi subiscono interferenze nelle decisioni fondamentali, politiche, economiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato.
Per le loro attività non rispondono a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun Parlamento e di nessuna istituzione che rappresenti l'interesse collettivo.
In poche parole, la struttura politica del mondo sta per essere sconvolta.
Le grandi imprese multinazionali non solo attentano agli interessi dei Paesi in via di sviluppo, ma la loro azione incontrollata e dominatrice agisce anche nei Paesi industrializzati in cui hanno sede.
La fiducia in noi stessi, che incrementa la nostra fede nei grandi valori dell'umanità, ci dà la certezza che questi valori dovranno prevalere e non potranno essere distrutti. "

Parole queste pronunciate quasi quaranta anni fa e che si rivelano ancora oggi attualissime, dato lo scenario che abbiamo in cui istituzioni nazionali (vedi Bankitalia S.p.a.) e sovra-nazionali (vedi B.C.E., Fondo Monetario Internazionale, W.T.O., O.N.U. e multinazionali del petrolio, farmaceutiche, etc.), non elette e volute da alcun cittadino, dettano le regole che influenzano l'economia, la medicina, la legislazione e, quindi, la nostra vita senza lasciarci alcuna voce in capitolo.
I "grandi valori dell'umanità", come li definisce Allende, devono essere preservati a tutti i costi e non lasciati alla mercè di quella ristretta èlite di privati, dediti solo al perseguimento di interessi lucrativi, speculando sul lavoro, sulla disinformazione e sull'impotenza dei normali cittadini.
E' necessario informarsi sulla reale struttura del sistema socio-economico in cui viviamo, indagare quali siano le mani che fanno muovere i fili del potere e giungere ad una concreta presa di coscienza. Solo allora un cambiamento, un reale cambiamento, non sarà più ritenuto una semplice utopia.

Come diceva Thomas Jefferson (terzo Presidente degli Stati Uniti d'America):

"People should not be afraid of their governments. Governments should be afraid of their people."

"Non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli."

Salvatore Tamburro